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hpb19L’ipertrofia o iperplasia prostatica benigna (IPB), conosciuta anche come adenoma prostatico (BEP) è una patologia che interessa la ghiandola prostatica. 

Inizia con lo sviluppo di micronoduli costituiti principalmente da elementi stromali e parenchimali, che col passare degli anni, aumentando in numero e dimensioni, comprimono e distorcono l’uretra prostatica.

L’ingrandimento prostatico di uno dei tre lobi che compongono la ghiandola, dovuto all’IPB, provoca una deformazione del condotto uretrale, determinando un ostacolo al deflusso della vescica. Oltre all’ostruzione meccanica dovuta al volume della prostata ipertrofica, un’altra causa di ostacolo al deflusso urinario dalla vescica, è la ridotta e difficoltosa apertura del collo vescicale (ostruzione dinamica) che si verifica nell’IPB.

Sebbene in tali soggetti possa esistere un rischio del carcinoma prostatico, adenoma e carcinoma non sono correlati, principalmente poiché si impiantano su zone diverse della prostata, essendo il carcinoma di pertinenza prevalentemente della zona periferica. Le manifestazioni cliniche non sono correlate con le dimensioni della ghiandola: infatti una prostata di piccole dimensioni può provocare sintomi ostruttivi molto più gravi di una prostata dalle dimensioni maggiori; questo perché la sintomatologia deriva dalla somma di due componenti: quella statica, determinata dalla massa della ghiandola, e quella dinamica, dovuta al tono della muscolatura liscia del collo vescicale, della prostata e della sua capsula. L’IPB colpisce il 5-10% degli uomini di 40 anni di età, e fino all’80% degli uomini tra i 70 e 80 anni.

Si riconoscono due tipi di sintomi: quelli urinari di tipo ostruttivo, che si manifestano con la difficoltà ad iniziare la minzione, l’intermittenza di emissione del flusso, flusso urinario debole, l’incompleto svuotamento della vescica, e quelli di tipo irritativi che si presentano con pollachiura, nicturia, e l’urgenza (la necessità di urinare non può essere rimandata). L’IPB può essere una patologia progressiva, specialmente se non viene curata. Dal punto di vista eziologico il DHT e gli estrogeni hanno ruolo importante nell’insorgenza della IPB. Il DHT (diidrotestosterone) metabolita del testosterone è un mediatore critico della crescita della prostata. Il DHT viene sintetizzato nella prostata dal testosterone in circolo. Il DHT è localizzato principalmente nelle cellule dei tessuti connettivi prostatici.

L’importanza del DHT nel causare noduli iperplastici nella prostata è supportata dalle osservazioni cliniche in cui un inibitore della 5 alfa-reduttasi riduce notevolmente il contenuto di DHT nella prostata e conseguentemente il volume della prostata e i sintomi della ipertrofia prostatica benigna. Tra le terapie si ricordano gli alfa bloccanti che rilassano la muscolatura della prostata e del collo vescicole aumentando la portata del flusso urinario ma possono causare eiaculazione retrograda. Gli inibitori della 5 alfa reduttasi quando vengono usati in abbinamento agli alfa bloccanti mostrano una notevole riduzione del volume della prostata in persone con ghiandola molto ipertrofica. Vi è anche una notevole evidenza dell’efficacia dell’estratto del frutto della Serenoa Repens (saw palmetto) nell’alleviare in maniera moderata i sintomi della patologia. Uno studio sistemico evidenzia una comparabilità di efficacia con la finasteride (Wilt et al., 2002).
 

Gli integratori non vanno considerati come sostituti di una dieta variata ed equilibrata.

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